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Comune di Pombia

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ITINERARIO ARTISTICO

PiantinaZoom Piantina
  1. Santa Maria della Pila
  2. San Martino
  3. Ninfeo
  4. San Vincenzo in Castro
  5. Castrun Domini
  6. Castello Arduinico
  7. San Giorgio
  8. San Carlo al Lazzareto
  9. Antichi Ritrovamenti
  10. Edifici da Ricordare

SANTA MARIA DELLA PILA

Chiesa di S.Maria della PilaChiesa di S.Maria della Pila
La chiesa di S.Maria della Pila deve la sua forma attuale alla ristrutturazione avvenuta nel 700, su un impianto primitivo, risalente forse al V° secolo. Della primitiva costruzione non rimane più nulla, mentre la ricostruzione settecentesca è visibile tuttora: si distingue una facciata policroma con un portico anteriore su quattro colonne. L'interno si sviluppa su una larga navata unica e in prossimità dell'altare si aprono due cappelle simmetriche. Sul lato destro si trovano il campanile ad alcune stanze a più piani. La chiesa attuale conserva il nome di quella antica che, essendo priva di campanile, aveva la campana sostenuta da un pilastro, o "pila"; questa era il prolungamento della colonna su cui poggiavano i fianchi degli archi delle due navate all'altezza del coro.  (Indice) piantina

SAN MARTINO

S.MartinoS.Martino
L'oratorio di S.Martino, sconsacrato e di proprietà privata, è un edificio di piccole dimensioni, diviso in tre navate, le due laterali molto piccole. E' probabile esistessero anche tre absidi semicircolari, di cui solo quella centrale si è conservata e un chiostro sul lato Nord, di cui non rimane nulla (come riportato in un documento risalente al 1112). Le navate sono divise da pilastri in muratura e supporti monolitici che reggono archi a sesto ribassato. Sulla seconda colonna a sinistra, materiale lapideo di recupero di epoca romana, sono visibili alcune lettere (probabile Il sec.) e tre boccali di vino, ciascuno di diversa capacità, un'antica misura utilizzata nel Novarese in quel periodo. La navata centrale è divisa in due piani da una soletta in ferro- laterizio, costruita tra fine 800 e inizi 900. Si rivelano intonaci affrescati a più strati nel catino absidale e nelle pareti. La facciata, trasformata nel corso degli anni, è a salienti e dell'antica decorazione si notano due coppie di archetti pensili larghi e profondi, forse due piccole finestre. Una scala in muratura nella parte destra della facciata permette di salire al piano superiore, che serviva da fienile. Viene menzionata per la prima volta nell'anno 1048 e faceva parte del Convento dei S.S. Graziano e Felino di Arona, ma la sua edificazione è precedente (X-XI secolo). Nell'anno 1758, durante la visita del vescovo Balbis Bertone, la chiesa viene trovata chiusa, mal ridotta, e da quel momento ne viene dichiarata la sospensione dal culto. Successivamente diventa privata e viene trasformata in cantina (1785).  (Indice) piantina

NINFEO

NinfeoNinfeo
Nascosto tra le piante e tutto interrato è una costruzione su pianta ottagonale, secondo il classico schema dei ninfei, coperta da una volta cupoliforme. La tradizione locale comunemente lo denomina "vasca romana", in quanto risale probabilmente al periodo romano (IV sec.). Sicuramente la parte inferiore ed il pavimento risalgono all'epoca tardo romana (IV sec.), mentre è più difficile datare le pareti verticali. Si tratta di una costruzione elegantemente decorata per la raccolta delle acque provenienti da una sorgente naturale fino ad un'altezza di un metro dal pavimento. Una passerella di pietra avente il bordo sagomato, larga 60 cm e sostenuta da piedritti di mattoni di carattere dorico romano, permette il periplo della vasca. Le nicchie esistenti nelle pareti con ogni probabilità contenevano statue raffiguranti delle dee Matronae delle quali vi era largo culto nel Novarese. Il ninfeo originariamente era fuori terra. In età basso-medioevale, come si rileva dai muri di sostegno, vennero fatti dei terrazzamenti del declivio, così la costruzione venne interamente interrata e vennero chiuse le cinque aperture ovali della cupola, le quali fornivano l'illuminazione e l'aereazione. Molto probabilmente esisteva un piazzaletto in età romana, per rispondere alle necessità del culto; questo scomparve con l'interramento.  (Indice) piantina

S. VINCENZO IN CASTRO

Chiesa di San VincenzoChiesa di San Vincenzo
All'estremità meridionale della località Castello, poco discosto dal "Castel Domino" è ubicata la chiesa di San Vincenzo in Castro, monumento nazionale. Trattasi di una robusta costruzione con distribuzione interna a tre navate, le quali, in origine, terminavano con tre absidi circolari. Il suo orientamento è quello canonico, con il lato absidale rivolto a levante. Il campanile, la cui parte inferiore era un torrione del castrum romano, è addossato alla navatella di mezzanotte. Sul lato di ponente, in epoca più tarda, venne innalzato un esonartece a planimetrica della chiesa è quella basilicale a tre navate più piccole e più basse (quelle laterali), mentre la navata centrale è molto più alta e più larga. Delle absidi si conservano tracce.
piantina di San Vincenzopiantina di San Vincenzo
La copertura è costituita da volte a crociera un po' cupoliformi e sostenute trasversalmente da arconi in aggetto che in origine andavano a unirsi alle lesene delle pilastrate. Le finestre originali conservate sono tutte del tipo a doppia strombatura, tranne quella della fronte di ponente, nascosta dall' esonartece, che è del tipo a feritoia. La chiesa era abbellita da affreschi: uno rappresenta la Madonna che allatta il Bambino e trovasi sul lato minore della prima pilastrata di sinistra, mentre frammenti di un Giudizio universale di età romanica trovasi presso l'organo. All' esterno la chiesa presenta motivi architettonici arcaici ed irregolari, quali le murature in parte a spina pesce, gli archetti disposti a tre a tre o, a due a due, collegati a lesene per formare dei pannelli in sfondato. Il timpano della facciata principale è decorato con archetti rampicanti. L' esonartece, nella parte bassa, nel lato di mezzodì, conserva un loculo funerario decorato da tre croci patenti bianche, tipicamente longobarde, sopra un fondale rosso. I frammenti di affresco che si conservano nel lunotto sopra il loculo, mostrano tre figure, di cui una benedicente rappresenterebbe una Madonna. Il vano superiore dell'esonartece, sul lato di mezzodì, termina con una absidiola ricavata nel muro ed in parte aggettante, traforata da finestrelle doppiamente strombate ed il cui velario è affrescato con motivi riguardanti l'oltre tomba, quali un gallo simbolo della vigilanza, un pavone dell'immortalità dell'anima, un cane tricefalo, il demone infernale, posti fra palmette e ciuffi d'erba simboleggianti la speranza nella vita eterna. Sopra ad essi si scorge una figura attribuibile forse ad un angelo. Questo fa pensare ad una cappella espiatoria ove venivano svolte funzioni in favore del defunto. Nulla vieta di ritenere che nelloculo si sia data sepoltura a Litulfo, figlio di Ottone il "Grande", morto a Pombia nel 957. Motivazioni storiche, architettoniche e strutturali fanno ascrivere San Vincenzo in Castro all'VIII secolo e l'esonartece con i suoi affreschi Ottoniani al penultimo quarto del X secolo.  (Indice) piantina

CASTRUM DOMINI

Castrum DominiCastrum Domini
Difronte alla chiesa di S. Vincenzo si trovano le rovine del Castrum Domini: resti di fortificazioni risalenti,si ritiene, all'X secolo di cui rimangono due ampi recinti, un pozzo e una torre quadrata. Aveva il compito di proteggere la popolazione da un eventuale attacco nemico. I muri perimetrali hanno uno spessore di un metro e presentano un tessuto murario irregolare; alcune parti mostrano tracce di laterizi romani, altre a spina di pesce, mentre la maggior parte è costituita da grossi ciottoli di fiume misti a pietra.  (Indice) piantina

CASTELLO ARDUINICO

Castello ArduinicoCastello Arduinico
Risalente al sec. XVI il castello, di pianta regolare, è il risultato dell'unione di due distinti fabbricati. Resti architettonici più arcaici testimoniano l'esistenza di un edificio preesistente: una colonna con capitello trecentesco, residuo di un porticato, ed una colonna ottagonale con base e capitello della stessa epoca. Altri elementi originali sono le due bifore e i merli sovrastanti.  (Indice) piantina

S. GIORGIO

San GiorgioSan Giorgio
Presso la frazione di San Giorgio, quasi collocati al centro di una necropoli romana di cremati attribuita al I° secolo a.C., si trovano i ruderi di un piccolo edificio religioso dedicato a San Giorgio. In origine la chiesetta era costituita da una unica navata rettangolare terminante con tre absidiole. Planimetricamente richiama alcune chiese retiche del Cantone dei Grigioni. Il suo orientamento è canonico, ossia con il lato absidale rivolto a levante. Di essa rimangono: uno spezzone del muro in elevazione del lato di mezzodì, tracce delle fondazioni, mentre della absidiola di notte e di quella centrale i muri perimetrali. Viceversa l'absidiola di mezzodì conserva la volta traforata a livello di imposta da una finestrella strombata dall'interno verso l'esterno che rimarca l'antichità del monumento. Questa absidiola era affrescata: dell' affresco rimangono frammenti che pare rappresentino il Salvatore fra due angeli. Il volto del Cristo è contornato da una aureola crocesegnata. La dedicazione a San Giorgio protettore dei "milites Longobardi" cristianizzati, la sua edificazione sul sedime di una necropoli romana il che fa presumere il carattere esaugurale della costruzione le sue rozze murature costituite da pietrame e laterizi di spoglio, nonché la volta dell'absidiola in laterizi romani ed infine la rilevanza politica di Pombia nella età Longobarda, hanno fatto attribuire il San Giorgio al primo quarto dell'VIII secolo, mentre l'affresco, che è più tardo, al IX secolo. (Indice) piantina

ANTICHI RITROVAMENTI

RitrovamentiRitrovamenti
Il territorio di Pombia, compreso nella "Civiltà di Golasecca", è ricco di ritrovamenti archeologici delle varie età di questa cultura, che sono stati rinvenuti sin dal secolo scorso. Da menzionare sono i ritrovamenti dell'inverno 1987-88, venuti alla luce nel cimitero comunale: si tratta di alcune tombe dotate di ricco corredo. Per ragioni di conservazione sono state successivamente ricoperte e i reperti sono ora conservati presso la Soprintendenza dei Beni Archeologici di Torino. Vi si trovano altresì molti ritrova menti di epoca romana: si tratta di urne cinerarie, coppe e ciotole d'argilla appartenenti a tombe del I° sec. a.C., embci, tegoloni, are, parte di sarcofagi, colonne dei primi quattro secoli d.C. La ricchezza del materiale archeologico documenta l'importanza di Pombia quale centro di tardo municipio romano. .un' ara è posta come struttura d'angolo alla base del nartece di S. Vincenzo; un monolito, ricavato da una costruzione funeraria, costituisce la seconda colonna della chiesa di S.Martino; .tegoloni sono presenti nella copertura di S.Martino e S. Vincenzo; .arche funerarie in pietra, dell'I e IV secolo sono disperse nei giardini dei castelli di Pombia e Varallo Pombia; .due coperchi di sarcofagi si trovano rispettivamente nel cortile della chiesa di S. Vinc  (Indice) piantina

MONTICELLO

MonticelloMonticello
Altri edifici degni di nota sono la Casa De Visard (sec.XVII) e la Villa Natta (sec.XVIII) ambedue antistanti Piazza Mazzini. La prima, esistente già nel 1658, ha una torre colombera capitozzata e uno stemma al di sopra della porta di accesso. La seconda è una complessa villa settecentesca con giardino, ora ristrutturata. Edificio da menzionare per la sua valenza architettonica in stile eclettico di inizi 900 è il Il Monticello, adibito a ristorante, che sorge nella stessa posizione di un edificio preesistente che aveva la sua stessa denominazione.  (Indice)

S. CARLO AL LAZZARETTO

LazzaretoLazzareto
E' un piccolo oratorio di epoca settecentesca adibito un tempo a lazzaretto. Presenta un'unica navata con altare sopraelevato, coperto a capriate. Mostra affreschi di S.Carlo che comunica gli appestati. E' di proprietà del comune, il quale ha in previsione l'intera ristrutturazione del manufatto.  (Indice)


ASSOCIAZIONE STORICA POMBIESE